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Monaci Benedettini Silvestrini - Fabriano
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Ex-Monastero S.Benedetto
Già dall'inizio la comunità monastica inurbatasi
ebbe molto seguito a livello di pastorale e la sua crescente importanza
suscitò il malumore delle parrocchie, specialmente della vicina San
Venanzio; la morte del monaco Giovanni dal Bastone e i numerosi miracoli che
ne seguirono, provocando un continuo concorso di popolo, non fecero poi di
certo placare gli animi. La diatriba con i canonici della futura Cattedrale,
iniziata nel 1323, si protrasse fino al 1337, quando vennero definitivamente
fissati i confini della nuova parrocchia di San Benedetto quali sono ancora
oggi. Per meglio comprendere questi avvenimenti va ricordato che
all’epoca, come dimostrano i vari contenziosi, il clero secolare stava
cercando di riaffermare la sua autorità a scapito dei cenobiti, i quali,
nei secoli precedenti avevano avuto grande potere. Intanto i successori di Silvestro divenivano sempre più numerosi e si stabilivano in tutto il centro Italia ottenendo anche di entrare, agli inizi del XIV secolo, in San Marco a Firenze e in Santo Spirito a Siena, due città di spicco nel panorama geopolitico di allora. Sul finire del XIV secolo San Benedetto divenne sede
anche dell’Abate Generale; tra l’altro aveva allora la proprietà di un
ospedale e, forse, di uno dei torrioni delle mura. Nei decenni successivi il monastero fu ingrandito:
alcune case vennero comprate e si fecero lavori nella parte sopra Piazza del
Mercato. Di lì a pochi anni i rapporti con il Comune,
intaccati fino a quel momento solo da qualche controversia per i confini con
la proprietà pubblica, cambiarono radicalmente. L’Abate Stefano di Antonio della Castelletta
(1439-1471), con le sue conoscenze tra i porporati romani, era riuscito ad
ottenere, oltre a varie indulgenze, il controllo di San Biagio in Caprile e
alcune terre del dissolto patrimonio dei Chiavelli; inoltre, con intervento
del pontefice, era stata istituita una tassa su tutti i contratti e le paghe
che si facevano a Fabriano i cui proventi dovevano servire per rimodernare
l’eremo di Montefano. Iniziarono azioni, giudiziarie e non, che videro
autorità pubbliche e magistratura sul piede di guerra. I malumori portarono nel 1554, con il consenso della
Curia Romana e per il tentativo dichiarato di eleggere Fabriano a Diocesi,
alla cacciata dei monaci da San Benedetto adducendo come motivazione la loro
cattiva condotta morale. Purtroppo per i cospiratori il Papa morì di lì a
poco e, grazie anche a una petizione popolare, si decise per il ritorno dei
religiosi a patto però che mutassero i loro comportamenti. E' a partire dalla fine del secolo XVI, sulla scia
della Controriforma e per volere di Giovanni Maria da Castelletta, che tutto
il complesso subì un generale rifacimento: la nuova chiesa, che si volle
grandiosa, ricca di preziosi stucchi e decorazioni, degna della residenza
del primate della congregazione, fu consacrata nel 1605. Anche il monastero fu notevolmente ampliato e vi fu
aperta una scuola pubblica di umanistica per i giovani di Fabriano. Nel
corso del Seicento furono ricostruiti muro e torrette del lato Nord (1623)
e, come ricorda un'epigrafe, si ingrandì la struttura costruendo da un lato
“super mensam” e dall'altro “a
fundamentis” (1671). In questo periodo il cenobio ospita circa 25 tra
monaci e conversi ed ha alle sue dipendenze numerose chiese del contado
fabrianese, della Marca di Ancona e della vicina Umbria; possiede terreni ed
opifici quali mulini e fors'anche cartiere. Un visitatore della metà del
XVII secolo descrive i vari ambienti: chiostro, foresteria, dormitori,
palombaio, stalle… rimanendo colpito dal bel mobilio in noce e dal
belvedere con archi che, oltre l'orto, “risguarda
la Piazza detta Mercatale”.
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