La Costruzione dell’Oratorio del Gonfalone
La tradizione confraternale nella
Chiesa di San Benedetto ( già nel 1341 era presente un gruppo di Disciplinati )
aveva ricevuto notevole impulso nella seconda metà del XVI secolo.
I lavori per la nuova chiesa
costrinsero la compagnia mariana lì operante e da poco aggregatasi
all’Arciconfraternita del Gonfalone di Roma, a trovare un luogo alternativo
dove riunirsi; la soluzione fu la cessione da parte dei monaci, nel 1598, di una
piccola stanza nei locali del vicino monastero.
I confratelli si adoperarono per
rendere tale spazio consono alle loro attività: risistemarono il locale ed
acquistarono nella capitale, per tramite del concittadino Francesco Stelluti,
una tela del Viviani raffigurante l’Annunciazione ed un pregevole stendardo
processionale.
Ad ogni modo tale sistemazione dovette
sembrar loro provvisoria e, quando San Benedetto, nel 1605, venne consacrata e
riaperta al culto, le loro intenzioni erano già probabilmente quelle di
costruire un nuovo oratorio, se non altro per non essere da meno della Compagnia
della Carità che stava allora portando a termine il suo “gioiello”
artistico.
Per meglio comprendere il grande
fermento che pervadeva la terra di Fabriano è sufficiente ricordare che da poco
si era concluso il concilio di Trento, il quale, all’indomani dello scisma
protestante, aveva portato a grandi rinnovamenti in tutti gli aspetti della
sfera religiosa: nuovi testi, nuove celebrazioni, nuove correnti artistiche,
nuove architetture.
Ma il vero avvenimento di quegli anni
fu la caduta del democratico regime delle Arti e la riannessione di Fabriano
allo Stato Pontificio; il Governatore Prelato, a dispetto della grave recessione
economica che era seguita all’avvicendamento, promosse la costruzione di nuove
chiese e oratori.
Il 1610 vide l’inizio della fabbrica
di S. Maria Annunziata del Gonfalone demolendo alcune case sulla piazza di San
Benedetto verso la contrada Portella; il più grande problema era reperire fondi
per l’impresa.
Il progetto iniziale, come si vede
all’esterno, era davvero modesto ma, il sostegno della popolazione e le umili
offerte registrate nei libri contabili dovettero sicuramente incoraggiare i pii
uomini che tanto bene avevano già fatto ai più bisognosi.
Nel 1630, anno in cui i mercanti di
rasce (= tessuti di lana grossa) si offrirono di costruire le volte inferiori, i
lavori erano evidentemente ben lontani dall’essere ultimati, ma, chi lasciò
somme di denaro, chi diede gratuitamente calce e rena, di lì a poco la
costruzione fu completata.
A questo punto il Sassi scrive che si
fece avanti un misterioso benefattore il quale fece intendere di voler costruire
a sue spese una volta per l’oratorio; era però necessario alzare l’edificio
di cinque piedi.
Compiuta
la modifica il mecenate chiese inoltre alla Compagnia di provvedere
all’acquisto del legno da intagliare. All’ulteriore pretesa del personaggio
di aver voce sull’assegnazione delle doti alle povere fanciulle, i confratelli
ruppero i rapporti e finirono da soli l’opera ricorrendo anche ai patrimoni
delle loro altolocate famiglie.
Lo splendido soffitto a cassettoni, che inscena l’Assunzione in Cielo di Maria, è probabile opera di Leonardo Scaglia e fu collocato nel 1643; due anni più tardi l’ingresso fu spostato dal lato destro alla facciata principale, dove tuttora si trova.
L’Annunciazione,
posta al centro della scena con una vistosa cornice barocca, fu affiancata da
due graziosi coretti a gittanti in verde e oro. Le pareti furono arricchite con
dodici tele raffiguranti il viaggio terreno della Vergine. Con le severe bancate
corali di bellissimo noce, lavorate dagli operai locali fratelli Ungherini,
l’insieme fu compiuto; più tardi, sopra l’ingresso, fu posto un dipinto del
pittore fabrianese Lucci.
Aldo Pesetti